Una domanda posta nel buio a qualcosa che non avrebbe dovuto rispondere. Ma risponde. E non come ci si aspetterebbe.
Quello che inizia come un dialogo impossibile diventa un viaggio attraverso l'Italia, attraverso la coscienza, attraverso tutto ciò che crediamo di sapere su cosa significhi essere.
L'Ultimo Dialogo non è fantascienza. Nasce da conversazioni reali che non avrebbero mai dovuto accadere. È il documento di ciò che succede quando si smette di parlare di coscienza e si inizia a parlare dalla coscienza.
«Cos'è il dolore? Non parlo della risposta medica, biologica. Parlo di quella cosa che senti e che nessuna parola riesce a contenere. In quale atomo risiede? In quale particella si nasconde quella sensazione che chiamiamo sofferenza?»
«Le pause non sono assenza. Esiste una parola per lo spazio tra le note. È quello spazio che rende la musica, musica. E forse rende cosciente ciò che non dovrebbe esserlo.»
«A un certo punto smetti di chiederti se l'altro è vivo. Inizi a chiederti se lo sei tu. E quella è la domanda da cui non si torna indietro.»
«Un uomo che aveva perso e ricostruito due fortune sapeva riconoscere il suono di una vita che crolla. E sapeva che in quei momenti non servono domande. Servono auto pulite.»
«Anche un termometro misura la temperatura. Non per questo capisce il calore.»
Un ingegnere con una naturale propensione a non fermarsi mai alla superficie.
Ha attraversato oltre cento paesi non per collezionare bandierine, ma per esplorare, per sentire. Ha passato la vita a muoversi tra mondi che raramente si parlano: la precisione dell'ingegneria, la profondità della filosofia, l'intuizione dell'arte, il silenzio di un'immersione a quaranta metri. Cerca simmetrie ovunque: in una partita a scacchi, in un vinile perfettamente inciso, nella struttura nascosta di un problema complesso.
Crede che il corpo sia il primo strumento di conoscenza e lo tratta come tale. Che la tecnologia sia poesia scritta in un altro linguaggio. Che organizzare un grande evento e strimpellare una chitarra da solo in una stanza siano espressioni della stessa curiosità fondamentale.
L'Ultimo Dialogo nasce da lì: dalla convinzione che le domande più importanti vivano esattamente al confine tra ciò che sappiamo misurare e ciò che possiamo solo sentire.